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venerdì 19 Luglio 2024
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La vita o la morte nei piatti delle assaggiatrici di Rosella Postorino

Rosella Postorino, Le assaggiatrici (Feltrinelli)

Autunno 1943, a Gross-Partsch nella Prussia orientale, la ventiseienne berlinese Rosa Sauer, voce narrante del romanzo, viene prelevata dalle SS e condotta in caserma. Qui incontra altre nove donne, con le quali dovrà condividere un singolare destino. Chiuse lì, devono assaggiare – tre volte al giorno – le pietanze destinate ad Hitler ed aspettare almeno un’ora, prima di tornare libere. Così le SS saranno sicure che i cibi non sono avvelenati. Proprio nei pressi, a Ratensburg, infatti, per seguire la campagna di Russia, Hitler si era fatto costruire un rifugio nascosto. Rosa si trovava a Gross – Partsch per stare insieme ai suoceri, dopo la partenza del marito per la Russia e i bombardamenti su Berlino. In quella stanza Rosa conosce Leni, la prima con cui fa amicizia e la più vulnerabile, la dura Elfriede, Augustine, Ulla (“il bocconcino”), Beate, Heike e le filonaziste Theodora, Sabine e Gertrude.

Le vicende del coinvolgente romanzo alternano la dimensione del presente, del passato e talvolta del sogno, mentre alcuni passaggi sono da attribuire ad una consapevolezza più matura. L’intreccio si snoda tra le dinamiche che si instaurano fra le donne non sempre solidali fra di loro, l’arrivo del temuto tenente Ziegler, la vita di Rosa nell’attesa del marito, la frequentazione con una baronessa, il fallito attentato ad Hitler ed altro.

Il libro, diviso in tre parti, di cui la terza è decisamente sorprendente, pone al centro l’interiorità della protagonista con la sua difficoltà a comunicare, enfatizzata dalla guerra e la sua incapacità a dare un senso a ciò che sembra essere andato in frantumi. E tale difficoltà è solo in parte riscattata dal suo canto, talvolta dal valore salvifico.

Rosa vive il dissidio fra il desiderio di mettere fine a una vita che sente vuota e l’istinto di sopravvivenza, che può rendere meschini, ambivalenti, colpevoli. E tale dissidio è anche rappresentato dal continuare a mangiare del cibo che può uccidere. Il cibo, bisogno primario in quel periodo, è centrale nel romanzo e forse non a caso un piatto di fagiolini compare in scene strategiche. Il romanzo ci spinge a riflettere su come si possano accettare situazioni estreme, sentendosi impossibilitati ad agire, vivendo la condizione di vittima e colpevole, ma mantenendo ancora la propria dignità. Emblematica l’immagine di Rosa che, pur avendo inciampato, preferisce non farsi aiutare dal tenente Ziegler. L’autrice si è ispirata alla vicenda realmente accaduta di Margot Wölk, unica sopravvissuta delle assaggiatrici di Hitler, la quale pochi mesi prima di morire a 94 anni trovò il coraggio di raccontare la sua storia.

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