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venerdì 4 Ottobre 2024
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Bari, al “Di Venere” una nuova tecnica laser per trattare patologie della prostata e del rene

Si chiama Ptla, acronimo inglese di Transperineal-Prostate-Laser-Ablation, la nuova tecnica chirurgica mininvasiva per il trattamento delle patologie benigne della prostata e di alcune neoplasie di prostata e rene, di cui si è appena dotata l’Unità operativa complessa di Urologia dell’ospedale “Di Venere” di Bari, diretta dal dottor Vito Ricapito.

Si tratta di una tecnica laser capace di trattare l’ipertrofia prostatica benigna, una patologia che colpisce la ghiandola prostatica che ingrandendosi comprime l’uretra inficiandone la normale funzionalità. La consegna ufficiale dell’apparecchiatura è avvenuta stamane, alla presenza del direttore generale della Asl di Bari Antonio Sanguedolce, del direttore medico di presidio Vincenzo Fortunato e dell’équipe di Urologia.

La termoablazione avviene attraverso il posizionamento intraprostatico ed ecoguidato di sottili aghi per via transperineale, grazie ai quali è possibile introdurre sonde laser a bassa potenza (solo tre watt) che hanno lo scopo eliminare, sfruttando il calore, il tessuto prostatico responsabile dell’ostruzione della via urinaria bassa.

Grazie a questo nuovo laser, la Asl di Bari, commenta Sanguedolce, «mette a disposizione dei suoi specialisti le più avanzate apparecchiature reperibili sul mercato, con indubbi benefici per i pazienti. La tecnologia innovativa e le competenze specifiche nell’impiego di tecniche mininvasive da parte dell’équipe, in campo urologico come in altri settori – aggiunge -, sono una garanzia assoluta per i pazienti, ai quali non solo assicuriamo una corretta terapia, ma facciamo in modo che sia anche la migliore possibile».

La tecnica della termoablazione, infatti, rappresenta una frontiera innovativa nel trattamento di una patologia molto diffusa nella popolazione adulta e anziana in quanto, pur aggiungendosi alle altre mininvasive già utilizzate, è l’unica che non prevede un accesso transuretrale preservandone così l’integrità funzionale. Una nuova possibilità terapeutica, in ogni caso, a disposizione di un reparto dotato di 10 posti letto che, nel 2022, ha garantito un volume di attività di 800 ricoveri, con 700 interventi chirurgici tra elezione ed urgenze, quasi 600 biopsie prostatiche e 1500 cistoscopie.

La procedura laser, spiega il dottor Ricapito, «può essere effettuata in anestesia spinale o locale e ha una durata di circa un’ora con bassi rischi di sanguinamento, di incontinenza urinaria e di complicanze quali le stenosi uretrali. Questo la rende particolarmente indicata in quei pazienti che presentano alti rischi chirurgici e o di sanguinamento intra e postoperatorio e che, pertanto, non sarebbero idonei ad un trattamento chirurgico».

Altro dato fondamentale, sottolinea il direttore di Urologia, «è I’alta percentuale di preservazione delle funzionalità dell’organo, che rende la metodica particolarmente fruibile in tutte le categorie di pazienti, anche nella popolazione giovane».

I campi di applicazione dell’ablazione con laser possono estendersi, inoltre, al trattamento focale delle neoplasie della prostata e del rene, consentendo di aggredire in modo mirato ed efficace le piccole masse tumorali e, nello stesso tempo, di preservare l’integrità dell’organo trattato.

La tecnica laser, conclude Ricapito, è «in grado di affiancare e arricchire l’armamentario terapeutico già a disposizione, che coniuga la minore invasività alla dimostrata efficacia terapeutica, affermandosi come una tecnica poliedrica e adattabile ad ogni tipologia di paziente cui si garantisce in ogni caso un trattamento alternativo, a basso rischio sia in termini chirurgici che di effetti secondari, e altamente efficace».

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