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martedì 28 Maggio 2024
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Bari, all’Istituto tumori più di 90 interventi chirurgici in due mesi: «Frutto di un lavoro di squadra efficace»

In due mesi l’unità operativa di Chirurgia generale a indirizzo oncologico dell’istituto tumori di Bari ha eseguito più di 90 interventi, il 90% dei quali in laparoscopia mininvasiva. L’équipe, affidata dal primo marzo scorso al dottor Aurelio Costa, ha trattato per lo più tumori del colon retto (dato in linea con l’incidenza di questa patologia sulla popolazione generale) ma anche tumori dello stomaco, del fegato e un più raro sarcoma gigante retroperitoneale. In alcuni casi, in considerazione dell’evoluzione della malattia, è stato necessario intervenire su più organi addominali contemporaneamente.

La tecnica laparoscopica mininvasiva, che permette di operare attraverso piccole incisioni, con strumenti dedicati e miniaturizzati, ha garantito ai pazienti di tornare a casa subito, anche 5 giorni dopo l’operazione.

Si tratta di «importanti risultati frutto di un lavoro di squadra efficace», commenta il dottor Costa. «Tutti i casi trattati, infatti, sono stati discussi prima da un team multidisciplinare, che ha valutato la migliore soluzione terapeutica. E tutti i casi, ovviamente, saranno seguiti nel nostro Istituto per il follow up chirurgico e per le successive terapie oncologiche», aggiunge.

L’equipe chirurgica, in questi due mesi, ha garantito supporto anche durante alcuni interventi di chirurgia ginecologica, durante i quali sono state eseguite resezioni multiviscerali.

Quelli diffusi oggi sono «i primi significativi risultati di una scelta strategica: investire risorse umane e strumentali per potenziare la chirurgia addominale oncologica che è, in molti casi, la prima opzione terapeutica per molti malati di tumore», spiega il direttore generale dell’Istituto tumori, Alessandro Delle Donne. «Il nostro Istituto – sottolinea – non è solo screening, non solo esami diagnostici, né chemioterapia o altre terapie ambulatoriali. Questo Istituto è attrezzato per la presa in carico globale del paziente che, in molti casi, passa dalla sala operatoria. Tutto ciò è possibile non solo grazie al “primo chirurgo” ma anche grazie agli anestesisti e agli infermieri e a tutte le altre figure professionali che lavorano in sala operatoria», conclude.

«I numeri conseguiti in questi due mesi – così il presidente del consiglio di indirizzo e verifica dell’Istituto, Gero Grassi – esprimono bene la capacità del lavoro dell’equipe chirurgica che, in prospettiva, non potranno che migliorare ulteriormente».

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