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martedì 16 Aprile 2024
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Sanità, accordo tra sindacati e Regione Puglia. Emiliano: «Battaglia per il diritto alla salute» – VIDEO

«Abbiamo chiesto solidarietà e l’abbiamo ottenuta dai sindacati nazionali e dobbiamo aprire questa grande vertenza basata sull’articolo 3 della Costituzione per il riequilibrio e l’uguaglianza di tutti davanti al diritto alla salute. Questa è oggi l’intesa che viene firmata con i sindacati pugliesi, ma è una battaglia nazionale che assieme ad altre regioni del Mezzogiorno porteremo avanti fino all’ultimo», lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, a margine della sottoscrizione dell’accordo con i sindacati in materia di sanità e welfare.

L’accordo ha l’obiettivo di attivare un tavolo con l’Assessorato alla Sanità per individuare interventi finanziari, economici e di innovazione organizzativa mirati a realizzare investimenti nelle eccellenze sanitarie, nelle risorse umane, nell’innovazione tecnologica e infrastrutturale, nei modelli dell’organizzazione sanitaria territoriale sia qualitativa che quantitativa dell’offerta sanitaria intra-territoriale ed intra-regionale.

Il documento prevede, inoltre, di attivare con il coordinamento dell’Assessorato alla Sanità i tavoli aziendali con i direttori generali per monitorare il rafforzamento della sanità territoriale attraverso i servizi forniti dai Pta, dagli Ospedali di Comunità e dalle Case di Comunità, svolgendo un’azione di verifica dell’attuazione del Pnrr e del relativo personale da destinare alle nuove strutture.

Con l’accordo firmato oggi si dovrà anche avviare quanto prima, congiuntamente all’Assessorato al Welfare, il tavolo di concertazione e contrattazione sociale per la più efficace predisposizione degli atti di programmazione regionale e al loro pieno coordinamento con gli altri atti di programmazione (Piano Regionale Politiche Sociali 2022-2024) per l’adozione del Piano regionale delle Non Autosufficienza e Invecchiamento Attivo.

Inoltre, la mozione approvata dal Consiglio Regionale per l’abbattimento dei tempi delle liste di attesa e la messa a disposizione di un budget di 30 milioni di euro per allungare i tempi di attività delle strutture fino alle 24 e nei giorni festivi, impone di attivare un tavolo in ogni Ente e Azienda sanitaria pubblica per la organizzazione del servizio e per fissare i tempi di inizio nell’ambito della ridefinizione di un “progetto regionale per l’abbattimento delle liste di attesa”, individuando ulteriori specifiche misure di intervento per abbattere i tempi di attesa, con l’affidamento di obiettivi di risultato per le diverse prestazioni sanitarie.

Il progetto deve prevedere il monitoraggio trimestrale dei risultati ottenuti da parte dei Direttori generali degli Enti e Aziende sanitarie, in apposite sessioni di confronto con le sopra citate Organizzazioni sindacali confederali, prevedendo incentivi ma anche “penalità” in capo ai responsabili di progetto e di misura; vanno, contestualmente monitorate e verificate le dinamiche relative all’attività libero professionale intramoenia del personale sanitario impegnato nel progetto per l’abbattimento dei tempi di attesa, con la previsione anche in questo caso di interventi sanzionatori, da irrogare qualora ai responsabili dipartimentali o di struttura complessa siano stati forniti risorse e strumenti utili a raggiungere gli obiettivi “negoziati di progetto”, tanto per evitare le distorsioni rilevate nel rapporto tra volumi di prestazioni rese in regime istituzionale e quelle rese in attività libero professionale intramoenia.

Infine si dovrà rafforzare la centrale unica degli acquisti in sintonia con le scelte dell’amministrazione regionale affinché si arrivi ad un risparmio della spesa di beni, servizi e farmaceutica.

L’accordo, ha affermato il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, a margine della sottoscrizione, arriva «in un momento molto complesso per il bilancio sanitario italiano e non solo pugliese». Il governo, ha aggiunto, «ha ricominciato a risparmiare sulla sanità. Lo hanno fatto limitando il rimborso delle spese Covid, soldi che ci devono e non ci rimborsano. Hanno lesinato sull’aumento dei costi energetici, hanno lesinato sulla possibilità di assumere nuovo personale per far fronte alle liste di attesa che si erano accumulate nel tempo, hanno stanziato somme insufficienti per pagare gli straordinari per il recupero delle liste di attesa. Non ci hanno dato i soldi per i contratti sia dei medici che del comparto, perché hanno rifatto i contratti in aumento degli stipendi e le somme relative a questi aumenti non sono state messe a disposizione delle regioni. L’aumento del fondo nazionale quest’anno è stato solo di due miliardi di euro, quello minimo per non andare totalmente in default».

Emiliano ha ricordato che «tutte le regioni quindi dovuto utilizzare gli avanzi vincolati di bilancio dei vari settori: e quindi chi parla di tagli alla sanità in Puglia dice una cosa non corretta. Tutti gli altri settori della Regione stanno facendo sacrifici per mantenere inalterato il funzionamento sanitario. Il Governo, non avendo soldi da darci, ci ha concesso di utilizzare gli avanzi vincolati, che contabilmente avremmo dovuto tenere nei settori di competenza. Siamo riusciti a recuperare queste somme – ha detto -, esattamente come hanno fatto molte altre regioni, e siamo riusciti a chiudere il bilancio in equilibrio. È chiaro che in futuro procedere così sarà insostenibile e avere il sostegno del sindacato per noi è importantissimo. Perché queste sono vertenze nazionali, non pugliesi, sulle quali bisogna dire chiaro ai cittadini che nella situazione in cui il Governo nazionale si trova non è in condizione di sostenere il diritto alla salute di tutti gli italiani».

E proprio agli italiani si rivolge Emiliano chiedendo che esprimano il loro dissenso «se sono contrari» alle iniziative del governo in tema di sanità, «e chiedano ciò che sembrava scontato il giorno dopo la fine della pandemia e cioè che si sarebbe cambiato registro sugli investimenti in sanità. Anche perché gli investimenti in sanità sono investimenti che rendono molto anche dal punto di vista economico, perché ricadono sui territori: gli otto miliardi che la sanità pugliese costa, sono soldi che sono spesi in Puglia, un tonico per l’economia. Poi c’è l’altra partita: dove sta scritto che la sanità pugliese a parità di abitanti con l’Emilia Romagna debba avere 400 milioni in meno dal fondo sanitario nazionale? O 25mila dipendenti in meno? O la metà degli ospedali? O la metà delle Rsa?».

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